La Chat dei Pirati
venerdì 18 settembre 2009
Cd Sony con il virus: consumatore vince 1200 euro di danni
Second Life, sesso contraffatto e guadagno originale
Linden Lab chiamata in causa per violazione di copyright. Avrebbe agevolato e tratto profitto dalle contraffazione di beni virtuali con marchi registrati
Alcuni metaimprenditori di Second Life hanno fatto causa a Linden Lab, perché permetterebbe ad altri giocatori di vendere imitazioni dei loro prodotti registrati: tra gli altriorgani sessuali, posizioni erotiche e abiti firmati.
Il noto Kevin Alderman, aka Stroker Serpentine, famoso per la creazione dell'Amsterdam virtuale, antesignano del sesso nel mondo di Second Life e già noto per i guadagni ottenuti dai suoi prodotti piccanti e dalle cause intentate per proteggerne la proprietà intellettuale, ora punta direttamente a rifarsi sugli sviluppatori del metamondo rei di facilitare e trarre profitto dalla pirateria di tali prodotti di intrattenimento. A lui si è unito Shannon Grei, akaMunchflower Zaius, che vende vestiti sviluppati e disegnati appositamente.
D'altronde, secondo Alderman, la linea SexGen da lui sviluppata sarebbe fra le più popolari in Second Life (avrebbe generato finora quasi un milione di dollari reali), aumentando così il valore del suo marchio registrato. Così come il materiale di Grei "Nomine Araigne Set". E per questo sarebbero al centro del mirino dei contraffattori.
a questione ora diventa una vertenza giudizaria, e i due querelanti stanno provando ad avviare una class action dal momento che ritengono che altri abbiano subito gli effetti di questo tipo di "pirateria" online. D'altronde una volta consolidata la natura economica dei mondi virtuali, non si tratta più di valutare l'effettività delle leggi del mondo reale nei metamondi, ma unicamente la effettiva violazione delle stesse leggi. In questo caso ci si troverebbe di fronte a un infrazione della proprietà intellettuale (commercio di beni contraffatti).
Ulteriore questione è dimostrare la presunta responsabilità di Linden Lab e l'eventualità che ne abbia tratto vantaggio. Secondo l'accusa infatti gli sviluppatori avrebbero contribuito all'infrazione di altri supervisionando la contraffazione e avrebbero guadagnato dallagestione del mercato utilizzato per vendere i prodotti virtuali taroccati(XStreetSL.com), in particolare dallo spazio atto alla vendita e gestendo le operazioni di scambio della valuta ufficiale (da Linden dollar a dollari veri) con un commissione del 3,5 per cento. Inoltre non provvederebbero al bando dei pirati, come fanno invece per chi è trovato ad usare programmi di parti terze che copiano modalità del gioco stesso. Tale comportamento condiscendente e direttamente profittevole di Linden Lab lo porrebbe, secondo i querelanti che agiscono in territorio statunitense, fuori dalla previsioni del DMCA a difesa dei fornitori di servizio.
iTunes moltiplica i diritti?
I fonografici chiedono un compenso per i brani contenuti in show TV da scaricare e per le anteprime di 30 secondi. Digital Media risponde: il download non è una trasmissione
ASCAP e BMI tornano all'attacco. Questa volta, però, nel mirino delle associazioni che riuniscono autori ed editori statunitensi ci sarebbero oltre ai file musicali e ai video, anche le anteprime di 30 secondi disponibili sui music store come iTunes.
Secondo Rick Carnes, dell'associazione di autori Songwriters Guild of America, la gente pensa che si guadagni una fortuna dal Web ma, in realtà, gli autori otterrebbero solo 9 centesimi di dollaro dalla vendita di un brano in Rete. Da qui la decisione di cercare altre strade, oltre a quelle già proposte per racimolare soldi: secondo il CEO di Universal Music Publishing Group le anteprime e la radio disponibili su iTunes sono entrambi servizi per cui le etichette dovrebbero essere remunerate.
Altra associazione scesa in campo è la National Music Publishers Association che, tramite il suo CEO David Israelite, ha posto l'accento sul fatto che mentre per uno show televisivo trasmesso via satellite o via cavo i produttori guadagnano una cosiddetta performance fee, se lo stesso show è scaricato da iTunes non si otterrebbe lo stesso compenso. "La legge - ha continuato Israelite - deve essere reimpostata in modo che qualunque sia il mezzo utilizzato per guardare uno spettacolo, i produttori ottengano un pagamento dei diritti detenuti".
La questione, dunque, verterebbe proprio su questo punto: negli States, quando un brano viene riprodotto nei luoghi pubblici o alla radio, si ottiene un compenso in cambio della trasmissione. I produttori vogliono estendere questa performance fee anche ai brani contenuti in programmi TV scaricati via iTunes, oltre che alle tracce musicali.
I produttori e gli editori statunitensi, però, devono vedersela con le associazioni che rappresentano e tutelano i servizi che offrono musica sul Web. Una di queste è Digital Media Association, guidata da Jonathan Potter. Secondo Potter gli editori ottengono già un compenso per i brani inseriti in uno show televisivo o in un film e, quando ci si procura lo stesso prodotto online, non avrebbero diritto ad alcun compenso per la trasmissione perché il download non si può considerare tale.La questione, dunque, verterebbe proprio su questo punto: negli States, quando un brano viene riprodotto nei luoghi pubblici o alla radio, si ottiene un compenso in cambio della trasmissione. I produttori vogliono estendere questa performance fee anche ai brani contenuti in programmi TV scaricati via iTunes, oltre che alle tracce musicali.
I produttori e gli editori statunitensi, però, devono vedersela con le associazioni che rappresentano e tutelano i servizi che offrono musica sul Web. Una di queste è Digital Media Association, guidata da Jonathan Potter. Secondo Potter gli editori ottengono già un compenso per i brani inseriti in uno show televisivo o in un film e, quando ci si procura lo stesso prodotto online, non avrebbero diritto ad alcun compenso per la trasmissione perché il download non si può considerare tale.
La Baia dei Pirati - Luca Neri
l'autore tratta argomenti riguardo all' "assalto al copyright" come lo chiama lui, infatti il libro è basato su un inchiesta per raccontare questa nuova modalità di pensiero basata sul download di file illegalmente, che recano dei danni all'autore..........Io lo consiglio a tutti voi Pirati e specialmente a quelli sono al'inizio della propia carriera da downloaders, in modo che vi possiate fare un idea dei rischi, dei lati negativi e positivi che si creano seguendo questo pensiero, ognuno è libero finche non viola le libertà altrui (definizione da rivedere).
Comunque sia io Posto una piccola recensione in modo che possiate farvi un idea più precisa del Libro.
Scaricare senza pagare - musica, film, software, videogame, libri - è l'attività più popolare in rete. Nonostante leggi sempre più severe, la violazione del copyright è ormai dilagante. Spaziando fra Stati Uniti, Italia e Svezia, questa inchiesta racconta l'emergere di una nuova modalità di pensiero, che inneggia al saccheggio della proprietà intellettuale come atto di disubbidienza civile. Fa parlare le moltitudini di pirati. Documenta le ragioni tecniche, sociali e politiche, e gli interessi, che impediscono la repressione di un fenomeno tanto eversivo. Spiega perché i principi su cui si basa il copyright siano ormai obsoleti, anzi dannosi, incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica.Ed infine vi lascio anche il link al sito per acquistarlo(necessaria registrazione) il costo è di 12,00 €
Hoepli.it - La Baia dei Pirati - Luca Neri
giovedì 17 settembre 2009
LimeWire e Facebook: separati in casa
L'opzione "share on Facebook" era stata accolta molto positivamente dagli utenti di LimeWire, ma non altrettanto entusiasta era stata la reazione del management del social network: che si era subito fatto sentire richiedendo modifiche alla caratteristica così come era stata integrata nel software di P2P.
Anche dopo le modifiche richieste, però, LimeWire non risultava sufficientemente "casto"in materia di infrazione di copyright per andare a genio al portale sociale. Il produttori del software sono stati contattati di nuovo da Facebook, ma questa volta "non tanto per una richiesta di modifica quanto con un avviso che avrebbero disabilitato la funzionalità" confermaJason Herskowit di LimeWire.
LimeWire desidererebbe lavorare assieme a Facebook per ripristinare la funzionalità di condivisione, ma vista la ferma volontà di quest'ultima di non sporcarsi le mani con attività che possano prevedere (anche solo in teoria) l'infrazione del diritto d'autore - così come venne espressa all'epoca del blocco (attualmente bypassato) di The Pirate Bay - è a dir poco improbabile che questo ipotetico dialogo tra pari possa concretizzarsi in tempi brevi.
mercoledì 16 settembre 2009
Lars Ulrich dei Metallica orgoglioso per la chiusura di Napster
Tutto ebbe inizio nel 2000, quando i Metallica scoprirono che il singolo "I disappear", realizzato per la colonna sonora del film "Mission: Impossible II", era stato messo in condivisione dagli utenti di Napster, prima ancora del suo arrivo nei negozi e, ovviamente, senza autorizzazione.Da allora un'aspra e intensa battaglia legale scandita a suon di denunce e richieste di risarcimento, fino a quando il pioniere dei client P2P non si è visto costretto a gettare la spugna, rivedendo il proprio assetto a tutela del diritto d'autore.A quasi una decade di distanza torna a parlarne Lars Ulrich, batterista dell'heavy metal band californiana, dichiarandosi entusiasta di aver contribuito alla morte di Napster.
Io e il resto della band siamo stati etichettati come luddisti, contrari all'introduzione di nuove tecnologie.
In realtà continuiamo a essere convinti delle nostre azioni e fieri di averle portate avanti, contribuendo in modo significativo alla chiusura di Napster.
Eppure, in occasione del rilascio dell'ultimo album in studio "Death Magnetic", proprio Ulrich sembrava finalmente aver abbracciato la filosofia della libera circolazione dei contenuti, dichiarando di aver provato a scaricare il disco per mezzo di un non meglio specificato client.In realtà, una buona parte della community P2P sarà d'accordo con il musicista, in quanto l'abbandono di Napster ha favorito, negli anni successivi, la nascita di tecnologie alternative e talvolta anche più efficaci.