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mercoledì 2 giugno 2010

Il Programma Opensource del mese

Spyware Terminator

Milioni di utenti in tutto il mondo fanno affidamento su Spyware Terminator, vincitore di molti premi e rating elevato da esperti del settore e utenti. La sua protezione gratuita globale è paragonabile a versioni a pagamento dei concorrenti '!
Spyware Terminator comprende:

    
* Velocità di scansione di spyware
    
* Protezione in tempo reale al 100%
    
* HIPS protezione
    
* La protezione antivirus
    
* Supporto multilingue
    
* Aggiornamenti automatici gratuiti
    
* Scansioni gratuite pianificate
    
* Supporto gratuito


Spyware Terminator eseguirà la scansione del computer per le minacce note e riferire le risultanze in un modo che sia facile da leggere e interpretare.Ad ogni voce viene dato un punteggio e una classificazione, che rende molto facile decidere se un elemento rilevato deve essere rimosso. A differenza di alcuni titoli di software libero, Spyware Terminator rimuove tutte le minacce gratuitamente.
Spyware Terminator è concesso in licenza gratuita per la casa e contract.


Link Per Scaricare: Download Spyware Terminator

Usa: IsoHunt, filtrare o morire

 Il celebre motore di ricerca del P2P è chiamato alla rimozione forzata dei contenuti protetti dal copyright. Al suo admin la scelta: accettare il giudizio o chiudere la porta agli USA

Roma - In quella che appare come l'ultima tappa della tribolata vicenda giudiziaria che coinvolge le major di Hollywood, IsoHunt e il suo fondatore e CEO Gary Fung, un giudice statunitense ha concesso un'ingiunzione permanente nei confronti del sito di ricerca di file torrent. Una ingiunzione che non lascia molte possibilità di scelta: Fung dovrà decidere se cancellare la stragrande maggioranza dei contenuti indicizzati o se "lasciare gli States" per sempre.

IsoHunt, che l'industria considera come uno dei sei principali nemici del copyright a stelle e strisce, era già stato condannato per incitazione alla violazione del diritto d'autore in fase pre-processuale e senza nemmeno la necessità di un processo. A poco è servito il restyling del sito in modalità lite, con Fung impegnato a sottolineare similarità tra il suo servizio di indicizzazione e quello offerto da Google: per il giudice IsoHunt contribuisce a violare il copyright, dunque è obbligato a sottostare a tutta una serie di richieste da parte dell'industria senza se e senza ma e anche in fretta.

Tra le succitate richieste c'è appunto l'obbligo di filtrare i contenuti che l'industria non gradisce siano disponibili online. Una misura che se messa in pratica costringerebbe a rendere inaccessibile la stragrande maggioranza dei torrent presenti nel database di IsoHunt. Ed è una misura che Fung ha già detto di non essere disposto a implementare poiché essa "solleva pesanti questioni sul bilanciamento tra la libertà di parola, il fair use e il protezionismo del copyright".

Fung sostiene che il filtering imposto da Hollywood a mezzo tribunali porterebbe alla cancellazione di troppo materiale entrato nel pubblico dominio, alla scomparsa di contenuti distribuiti con il consenso degli autori o su cui magari le major non detengono alcun diritto di esclusiva.

E allora, delle due l'una: entro i 14 giorni concessi a Fung per obbedire all'ingiunzione, IsoHunt potrebbe venire reso inaccessibile d'imperio dagli ISP o potrebbe finire, di sua spontanea volontà, per bloccare tutti gli accessi provenienti dagli IP a stelle e strisce.

lunedì 16 novembre 2009

isoHunt: il P2P può contribuire al post-pirateria


Gary Fung, creatore del famoso motore di ricerca torrentisoHunt, in una recente intervista concessa a Computer World ha spiegato che la tecnologia P2P potrà essere utile anche in futuro, quando la pirateria sarà debellata.
isoHunt è stato creato nel 2003, quando Fung aveva solo 19 anni. Da allora, il famoso tracker si è sviluppato a dismisura, subendo anche diverse ripercussioni legali da parte delle major. Il suo fondatore, tuttavia, spiega come il servizio non sia affatto differente da motori di ricerca quali Google che, nonostante fornisca materiale illegale, non subisce attacchi da parte dell’industria discografica.

Il P2P è diventato sinonimo di illegalità: si tratta di una concezione errata e fuorviante, perché il filesharing è un mezzo neutrale ed è il comportamento degli utenti che lo rende illecito. Per questo motivo, Fung vede la necessità di difendere il network, in particolare dagli attacchi delle grandi aziende di settore:


Pensiamo al caso di Jammie Thomas nel Minnesota, la donna che ha ricevuto una multa di 1,9 milioni di dollari per aver scaricato alcuni brani. Risulta abbastanza evidente che, se non combattessimo, l’industria riuscirebbe a stabilire un giudizio legale standard causando l’espansione di questi numeri. Non vedo davvero nessuna possibilità se non combatterli.



Il giovane ha, inoltre, ravvisato un controsenso nelle politiche delle organizzazioni a difesa del copyright: mentre l’industria si scaglia pubblicamente contro il P2P, le singole società volutamente immettono nei circuiti alcuni leak per mere ragioni di marketing. Fung sottolinea, di conseguenza, come questo comportamento dovrebbe tradursi in una nuova visione del filesharing, luogo in grado di fornire all’industria gli introiti necessari a sopravvivere. Casi come quelli di YouTube e Hulu sono evidenti dimostrazioni di come si possano guadagnare cifre ingenti grazie alla pubblicità, senza pesare sulle tasche degli utenti. Lo stesso sistema potrebbe essere sicuramente valido anche per il P2P
Proprio per i motivi sopra elencati, Fung ha lanciato il sito Hexagon.cc, portale che si propone di aiutare i detentori del copyright a promuovere liberamente la musica in rete, senza imporre costi agli user e guadagnando dall’advertising. A differenza di altri esperimenti simili, Hexagon sostiene fortemente la diffusione di contenuti common creative e privi di DRM: solo lasciando la libertà agli utenti, infatti, le major possono sperare di sfruttare il P2P come una risorsa utile.

mercoledì 14 ottobre 2009

Sonic Boom


Finalmente carissimi fan dei Kiss, è uscito, è lui, il nuovo cd dei kiss 2009, Sonic Boom,
dopo tanto sono finalmente tornati, adesso aspettiamo le date del tour in italia!!!!!!!

STAY ROCK, STAY METAL

Ecco subito il download del cd grazie al P2P, io lo compro anche originale ovviamente........Pirati $)
Kiss - Sonic Boom


domenica 11 ottobre 2009

Attacco hacker al sito delle Poste


Mezz'ora d'assedio, interviene polizia

Il sito delle Poste Italiane è stato sottoposto per mezz'ora ad un attacco da parte di hacker. Chiunque avesse tentato di collegarsi al sito delle Poste durante quel periodo avrebbe letto in una schermata il messaggio "sito sotto attacco". Nessuna conseguenza per il database e le informazioni sensibili. Il sito ha quindi ripreso la sua normale funzionalità. La polizia postale è al lavoro per individuare eventuali responsabili.

L'attacco degli hacker al sito delle Poste - che ha 'sfigurato' la home page sostituendo alla scritta Poste italiane la scritta 'Hacked'- "stavolta siamo stati buoni ma possiamo fare molto di più" - è stato immediatamente rilevato dal servizio di sicurezza di Poste che ha avvisato la polizia postale. Immediate sono scattate le indagini per risalire ai responsabili ed è già stato individuato l'ultimo punto - cioè l'ultimo computer - da dove è partito l'attacco. 

Gli hacker erano riusciti a 'sfigurare' la home page ma non sono riusciti a rubare dati sensibili e password, grazie all'intervento immediato dell'ufficio di sicurezza di Poste e della polizia postale, che monitora costantemente i siti istituzionali che potrebbero essere scelti come obiettivo dai pirati informatici. L'attacco, spiegano dalla polizia postale, è avvenuto verso le 19.


giovedì 8 ottobre 2009

Trackerface Comes Back

Propio così, finalmente sta per riaprire il grande auto-tracker, dopo la lunga attesa bastera aspettare fino al 6 dicembre prima di vedere il nuovo sito in azione, potete già vedere il countdown dalla pagina principale,
buona attesa!!!!

mercoledì 7 ottobre 2009

Hacker: attacco massiccio a Google


Presi di mira centinaia indirizzi mail

Un attacco massiccio è stato sferrato da hacker agli indirizzi di posta elettronica di Gmail, la e-mail che fa capo a Google, per rubare password e nomi di centinaia di internauti. E' l'ultimo allarme per la sicurezza online, che il grande motore di ricerca di Mountain View ha ammesso alla Bbc. Con un sistema di phishing gli hackers ottenevano credenziali di accesso per indirizzi, inclusi quelli di Gmail.

venerdì 25 settembre 2009

Nemico Pubblico - 9 Novembre 2009


Nessuno poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non riuscisse ad evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti - da quelli della sua fidanzata Billie Frechette (Cotillard) a quelli del pubblico Americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione.
Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda - che nell'ultimo periodo comprendeva anche due individui sociopatici dal nome Baby Face Nelson (Stephen Graham) e Alvin Karpis (Giovanni Ribisi) - intrigavano i più, Hoover (Billy Crudup) si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo "Bureau of Investigation" nel dipartimento di polizia nazionale che è adesso l'FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti d'America, mettendogli alle calcagna Purvis, l'affascinante "Clark Gable dell'FBI".
Tuttavia, Dillinger e la sua banda riuscirono a sfuggire molte volte a Purvis e ai suoi uomini durante i rocamboleschi inseguimenti e le tante sparatorie. Fu solo dopo aver importato una serie di ex sceriffi dall'Ovest del paese (facendone degli agenti di polizia) ed aver orchestrato una serie di tradimenti da parte di personaggi divenuti poi famosissimi - dalla tristemente nota "Lady in Red" (la signora in rosso) al boss della mala di Chicago Frank Nitti - che Purvis, l'FBI ed il loro nuovo gruppo di pistoleri riuscirono finalmente ad incastrare Dillinger.



Trailer




giovedì 24 settembre 2009

Ultim'ora: tre parole sull'autotracker

Torniamo sul fronte dell'autotracker, oggi infatti siamo riusciti a "strappare" una mini intervsita al creatore di trackerface, il quale ci ha detto molto velocemente e riassuntivamente che l'autotracker è in fase di ultimazione, dopo alcuni controlli e aggiustamenti, finalmente potremo visitare il nuovo Trackerface.

La notizia che più ci ha perplesso è stata quella riguardante le novità, come ha detto il creatore:

trackerface diventerà un modo per interagire tra pirati downloaders, grazie alle nuove funzionalità.

Di quali nuove funzionalità stava parlando?

Comunque noi aspettiamo, e rimaniamo ad attendere sulle spine.

Finalmente ecco un print del relase beta da ultimare, (infine abbaimo scoperto che l'homepage infatti è stata cambiata rispetto all'immagine che posto qui, il menù invece presenta delle novità)

martedì 22 settembre 2009

Acer Serie Predator, i migliori della serie





Aspire G7700 Predator Eliminator II



Windows Vista® Home Premium Autentico , processore Intel® Core™2 Extreme quad-core QX9650 (3.00GHz FSB 1333 12MB), hard disk 2 x 150GB (10K rpm) + 2 x 1TB SATA, memoria 4x2GB (1066MHz), drive BD-RW & DVD RW, 2 x NVIDIA GTX 280 1024MB fino a 2556MB, 2 X DVI, HDMI , tastiera e mouse gaming



Aspire G7700 Predator Trooper II
Windows Vista® Home Premium Autentico , processore Intel® Core™2 Quad Q9550 (2.83GHz FSB 1333 12MB), hard disk 1 x 150GB (10K rpm) + 2 x 640GB SATA, memoria 4x2GB, drive BD ROM & DVD RW, 2 x NVIDIA 9800GTX 512MB fino a 2556MB, 2 X DVI,HDMI,TV, tastiera e mouse gaming



Sono indeciso, sicuramente sono tutti e due dei gran carriarmati, ma lascio giudicare a voi visitatori
un voto e commento al primo, un voto e commento al secondo.

lunedì 21 settembre 2009

Tribunale di Milano: la copia privata è un diritto… ma non troppo


Non sappiamo bene quali fossero le reali intenzioni dei tre italiani che avevano convenuto in giudizio niente meno che Sony, Disney e Universal Pictures, rivendicando il diritto alla copia privata di prodotti legalmente acquistati e chiedendo pertanto la rimozione delle protezioni da parte dei produttori.
Di certo i giudici del Tribunale di Milano non si sono commossi di fronte alla lamentata impossibilità di eseguire la copia privata e hanno dato ragione ai colossi americani, riconoscendo la supremazia del diritto esclusivo di riproduzione (spettante ai produttori) sul diritto alla copia privata, spettante al consumatore.

La questione era sorta in quanto i DRM, cioè i dispositivi tecnologici di protezione applicati su prodotti quali CD, DVD e simili, impedivano nella circostanza, la possibilità di effettuare anche una sola copia, pur mirando, evidentemente, ad evitare la diffusione illecita su larga scala.
I ricorrenti si erano appellati al fatto che la legge prevede che:
la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo,possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.
Il Tribunale ha però riconosciuto che il diritto alla copia privata costituisce:
eccezione al diritto esclusivo di riproduzione che costituisce uno dei profili più significativi ed economicamente rilevanti dei diritti di utilizzazione economica delle opere protette.Perciò, dato che all’epoca dei fatti la tecnologia permetteva solo protezioni assolute, è stata data rilevanza al prevalente interesse dei produttori. È da dire che attualmente, invece, ci sono dei metodi di protezione che consentono di eseguire un numero limitato di copie di un prodotto originale ad uso privato, così da raggiungere ugualmente lo scopo di evitare una riproduzione indiscriminata e illecita dei contenuti.

Fonte: One P2P

Scribd, rimuovere non basta?

 A guidare la class action a tutela del diritto d'autore degli scrittori, i legali di Jammie Thomas. Che per l'occasione cambiano schieramento


Scribd di nuovo sotto accusa per infrazione del diritto d'autore. La class action è stata depositata a Houston dallo studio Camara&Sibley, la squadra legale che sta difendendo Jammie Thomas-Rasset proprio dall'accusa di violazione di copyright.
Il portale che consente di condividere testi di ogni tipo fornirebbe una tecnologia in grado di rompere la protezione offerta dal diritto d'autore a livello globale. Oltretutto a parere dell'accusa, trarrebbe ingenti profitti dalle opere piratate di numerosi autori: ha ricevuto13 milioni di dollari da investitori.
Il caso sarebbe stato avviato da Elaine Scott, scrittrice che ha trovato il suo libro "Stocks and Bonds" sulla piattaforma (definita dal suo avvocato "lo YouTube dei documenti") e scaricata oltre 100 volte.

Camara e Sibley sperano ora di raggruppare un folto numero di autori che ritengano che la loro opera sia stata illegalmente condivisa su Scribd.

Sebbene ad esempio per qualche ora "The lost symbol" di Dan Brown sia stato disponibile sul sito, è stato poi prontamente reso indisponibile. Scribd provvede infatti dietro segnalazione alla rimozione delle opere caricate in violazione del diritto d'autore, proprio come previsto dal Digital Millenium Copyright Act, e si è dotato di un sistema per evitare che esse siano poi nuovamente condivise, ma ciò non basterebbe a scagionarlo dall'accusa.
Secondo i legali che per il caso combattono dall'altra parte della barricata rispetto alle posizioni assunte nel caso Jammie Thomas, le responsabilità dell'infrazione ricadrebbero comunque sulla piattaforma: la proprietà intellettuale non sussiste solo nel momento in cui l'autore si accorge della violazione, ma è effettiva dal momento stesso in cui l'opera viene caricata sul sito. Un controllo ex post, limitato alla ricezione delle segnalazioni degli autori, non basterebbe a rimediare alla violazione commessa dagli utenti.



Fonte: Punto Informatico

domenica 20 settembre 2009

UE, eBay vuole regole meno severe

Hasta e-commerce, siempre dice eBay, proponendo ai suoi utenti (venditori e compratori riuniti sotto un'unica bandiera) di firmare una petizione da presentare alla Commissione Europea, in procinto di apportare le ultime modifiche alle nuove regolamentazioni sugli accordi di distribuzione tra produttori e rivenditori. In ballo c'è il futuro dell'economia non solo telematica, sostiene il gigante statunitense del commercio elettronico.
Le nuove regole in via di finalizzazione a Bruxelles serviranno a chiarire con maggior precisione il ruolo svolto dalle piattaforme di vendita online (come appunto eBay o anche Amazon) rispetto ai retailer tradizionali, ponendo teoricamente fine (tra le altre cose) allecontese legali tra gli specialisti dell'ecommerce e le marche griffate più riottose come L'Oréal e Tiffany.
Nella petizione proposta da eBay, attualmente firmata da oltre 752mila utenti europei presenti prevalentemente nel Regno Unito (250.000), in Germania (200.000) e Francia (100.000), si chiede alla UE di "modificare le leggi europee sulla concorrenza per bloccare l'utilizzo di pratiche inique", obbligando i produttori a comportarsi in maniera non discriminatoria nei confronti di rivenditori e circuiti operanti online.

"eBay è stato realizato a partire da una semplice idea - che potesse permettere agli individui di costruire un mercato globale dove praticamente chiunque poteva acquistare o vendere qualsiasi cosa" dice il direttore generale di eBay Alex von Schirmeister. Gli fa eco Mary Honeyball, europarlamentare inglese che sottolinea come "in questi tempi di dure condizioni economiche, i consumatori e i business europei hanno bisogno di essere liberi di acquistare e vendere tutti i prodotti ai migliori prezzi di mercato disponibili".

sabato 19 settembre 2009

Sky TG24 Economia: Divieto di scarico

Intervento di Luca Neri, in collegamento telefonico, durante uno speciale di approfondimento economico sul tema della pirateria, condotto da Alessandro Marenzi, con Riccardo Tozzi (vice presidente Anica) e Dino Bortolotto (presidente Assoprovider).








Fonte: http://www.no-copyright.net/it/2009/08/30/sky-tg24-economia-divieto-di-scarico/

Mininova, farà la stessa fine di The Pirate Bay?



In questi ultimi giorni corrono voci che Mininova sta subendo un attacco da parte della corte distrettuale di Utrecht, in Olanda, la quale costringe il grande sito tracker a cacciare i pirati che scaricano dalla mattina alla sera.
O Mininova  caccia i pirati dal propio sito o chiuda definitivamente.
Così sono iniziate a nascere domande alle quali abbiamo una risposta quasi affermativa, il seconod bittorrent più grande al mondo farà la fine del suo predecessore the Pirate Bay, che adesso è costretto a risarcire milioni di dollari.


Questa battaglia legale è solo all'inizio, ma spero che presto i pirati scendano in campo a riprendersi quello che stanno piano piano perdendo, ovvero la libertà di diffusione dei materiali ritrenuti "protetti da copyright".


Sarà veramente un assalto al copyright come dice Luca Neri?


Staremo a vedere..... 

venerdì 18 settembre 2009

Ultimatum in Olanda: Mininova cacci i pirati o chiuda



Grave sconfitta giudiziaria per Mininova, il secondo motore di ricerca per torrent del mondo, e per la liberta’ di tutta la rete. La corte distrettuale di Utrecht, in Olanda, dove il sito ha sede legale, ha ordinato ai suoi gestori di rimuovere tutti i link a materiali coperti dal copyright entro tre mesi, pena sanzioni per milioni di euro.La decisione, che e’ solo l’ultimo risultato di una causa intentata daStichting Brein (Bescherming Rechten Entertainment Industrie Nederland), l’associazione di categoria olandese delle industrie dell’audiovisivo, ha sorpreso gli esperti, perche’ Mininova ha sempre evitato gli atteggiamenti apertamente provocatori tipici di The Pirate Bay, presentandosi invece come un business rispettoso della legge.Il sito permette gia’ oggi ai titolari dei diritti d’autore di richiedere la rimozione di eventuali link a materiali protetti, secondo quella prassi legale consolidata che solleva i gestori delle reti di comunicazione dalla responsabilita’ per come i clienti le usano, purche’ dimostrino di intervenire prontamente in caso di segnalazioni di abusi.L’ordine del tribunale di Utrecht, invece, rovescia l’onere della prova, imponendo un controllo preventivo, qualcosa che nella gestione di un servizio aperto a milioni di persone si e’ dimostrato impossibile.C’e’ addirittura un parallelo diretto con la storia del primo mega sito per fare peer-to-peer, Napster, che non fu messo fuori gioco dalla sentenza definitiva di una giuria, ma dalla decisione di un giudice, durante la fase preliminare di una causa civile, di ordinare all’azienda un tipo di filtraggio a priori simile.Sconcertata quindi la reazione di Erik Dubbelboer, amministratore delegato di Mininova, che si e’ rifiutato di anticipare come l’azienda intende soddisfare l’ordine del tribunale, o se punta invece a fare appello, affermando solo che la decisione impone una rivalutazione complessiva del modello di business e che nulla e’ escluso.Piu’ in generale, la notizia ci offre l’ennesima conferma di come l’epicentro della battaglia legale sul copyright si sia spostato negli ultimi tempi dagli Stati Uniti all’Europa. In un curioso rovesciamento di ruoli, e’ infatti nel Vecchio continente che le multinazionali dei diritti stanno concentrando gli sforzi per far passare principi – come appunto quelli del filtraggio a priori, della censura preventiva, della responsabilita’ dei provider – che negli USA sarebbero al momento politicamente improponibili.

Cd Sony con il virus: consumatore vince 1200 euro di danni


Torna alla ribalta uno degli scandali piu’ infami nella battaglia delle multinazionali discografiche contro le copie non autorizzate.
Un tribunale distrettuale di Hamburg-Wandsbek in Germania ha condannato infatti il rivenditore di un Cd della Sony Bmg, che nascondeva un sistema anti copia capace di autoinstallarsi come un virus sui computer degli utenti, a pagare 1200 euro di danni a uno dei consumatori che l’aveva acquistato.La sentenza e’ solo l’ultimo capitolo in una vicenda che risale addirittura al 2005, quando la Sony Bmg, nel disperato tentativo di arginare il declino nelle vendite dei Cd, decise di blindare con uno speciale sistema anti duplicazione una cinquantina di nuovi album.Questo, da un punta di vista tecnico, era un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere, perche’ il formato del Cd Audio non prevede alcuna forma di protezione della musica registrata (al contrario ad esempio dello standard del Dvd, che invece ha incorporato fin dall’inizio vari sistemi anticopia, anche se sono stati tutti “bucati” con la massima velocita’ e facilita’ dai pirati).Incapaci di comprendere la futilita’ della loro battaglia, i manager del colosso discografico decisero quindi un’escalation unilaterale, imbottendo quei Cd con un programma capace di rilevare quando il disco veniva fatto suonare su un Pc, e far partire in automatico l’installazione delle componenti anti copia.Queste includevano un rootkit (il famigerato Extended Copy Protection o XCP), ovvero un software che si annida nelle viscere piu’ profonde del computer, in modo completamente invisibile al sistema operativo (e quindi al suo stesso proprietario), che a sua volta permetteva ad altri componenti di bloccare il funzionamento di vari software per rippare e masterizzare Cd.Beh, ti puoi immaginare il risultato… Nel giro di poche settimane il comportamento anomalo dei Cd Sony Bmg viene analizzato e descritto in dettaglio da un esperto di sicurezza informatica, Mark Russinovich. L’azienda inizialmente si rifiuta di commentare. Ma la scoperta che una multinazionale dello spettacolo ha scelto di “infettare” i computer dei suoi clienti, usando esattamente le stesse procedure dei vandali e dei criminali che distribuiscono virus, non e’ qualcosa che si puo’ mettere a tacere.Non solo l’operazione di rivela un disastro colossale in termini di pubbliche relazioni, la Sony Bmg finisce anche nel mirino delle autorita’ giudiziarie ed e’ costretta a ritirare dal mercato milioni di Cd invenduti. L’azienda e’ chiamata alla sbarra del tribunale in California, New York e Texas. In Italia viene denunciata dall’Alcei alla Guardia di Finanza. Una causa intentata negli Usa dalla Federal Trade Commission porta nel 2007 ad un patteggiamento, in cui la Sony si impegna a sostituire tutti i Cd con il meccanismo anti copia e pagare fino a 150 dollari di spese ad ogni cliente infettato.In questo contesto, il caso tedesco e’ interessante perche’ la parte lesa aveva scelto di far causa non alla Sony Bmg ma al rivenditore del Cd. Il giudice ha motivato la sentenza sostenendo che, mentre non e’ realistico aspettarsi che un dettagliante di Cd possa testare tutti i prodotti che vende per scoprire eventuali problemi con i sistemi anti copia, in questo caso specifico e’ ragionevole pensare che il rivenditore fosse a conoscenza dello scandalo e che quindi fosse consapevole di stare vendendo un prodotto difettoso.Ergo, l’ordine di risarcimento dei danni, che includono una trentina di ore di lavoro per ripulire il network locale infestato dal rootkit, il costo della consulenza di un tecnico specializzato, perdita di reddito da lavoro autonomo e certe spese legali.

Propaganda pro copyright: i pirati si sbellicano dalle risate


Second Life, sesso contraffatto e guadagno originale



Linden Lab chiamata in causa per violazione di copyright. Avrebbe agevolato e tratto profitto dalle contraffazione di beni virtuali con marchi registrati


Alcuni metaimprenditori di Second Life hanno fatto causa a Linden Lab, perché permetterebbe ad altri giocatori di vendere imitazioni dei loro prodotti registrati: tra gli altriorgani sessuali, posizioni erotiche e abiti firmati.
Il noto Kevin Alderman, aka 
Stroker Serpentine, famoso per la creazione dell'Amsterdam virtuale, antesignano del sesso nel mondo di Second Life e già noto per i guadagni ottenuti dai suoi prodotti piccanti e dalle cause intentate per proteggerne la proprietà intellettuale, ora punta direttamente a rifarsi sugli sviluppatori del metamondo rei di facilitare e trarre profitto dalla pirateria di tali prodotti di intrattenimento. A lui si è unito Shannon Grei, akaMunchflower Zaius, che vende vestiti sviluppati e disegnati appositamente.
D'altronde, secondo Alderman, la linea SexGen da lui sviluppata sarebbe fra le più popolari in Second Life (avrebbe generato finora quasi un milione di dollari reali), aumentando così il valore del suo 
marchio registrato. Così come il materiale di Grei "Nomine Araigne Set". E per questo sarebbero al centro del mirino dei contraffattori.

a questione ora diventa una vertenza giudizaria, e i due querelanti stanno provando ad avviare una class action dal momento che ritengono che altri abbiano subito gli effetti di questo tipo di "pirateria" online. D'altronde una volta consolidata la natura economica dei mondi virtuali, non si tratta più di valutare l'effettività delle leggi del mondo reale nei metamondi, ma unicamente la effettiva violazione delle stesse leggi. In questo caso ci si troverebbe di fronte a un infrazione della proprietà intellettuale (commercio di beni contraffatti).
Ulteriore questione è dimostrare la presunta responsabilità di Linden Lab e l'eventualità che ne abbia tratto vantaggio. Secondo l'accusa infatti gli sviluppatori avrebbero contribuito all'infrazione di altri supervisionando la contraffazione e avrebbero guadagnato dalla
gestione del mercato utilizzato per vendere i prodotti virtuali taroccati(XStreetSL.com), in particolare dallo spazio atto alla vendita e gestendo le operazioni di scambio della valuta ufficiale (da Linden dollar a dollari veri) con un commissione del 3,5 per cento. Inoltre non provvederebbero al bando dei pirati, come fanno invece per chi è trovato ad usare programmi di parti terze che copiano modalità del gioco stesso. Tale comportamento condiscendente e direttamente profittevole di Linden Lab lo porrebbe, secondo i querelanti che agiscono in territorio statunitense, fuori dalla previsioni del DMCA a difesa dei fornitori di servizio.




iTunes moltiplica i diritti?



I fonografici chiedono un compenso per i brani contenuti in show TV da scaricare e per le anteprime di 30 secondi. Digital Media risponde: il download non è una trasmissione


 ASCAP e BMI tornano all'attacco. Questa volta, però, nel mirino delle associazioni che riuniscono autori ed editori statunitensi ci sarebbero oltre ai file musicali e ai video, anche le anteprime di 30 secondi disponibili sui music store come iTunes.
Secondo 
Rick Carnes, dell'associazione di autori Songwriters Guild of America, la gente pensa che si guadagni una fortuna dal Web ma, in realtà, gli autori otterrebbero solo 9 centesimi di dollaro dalla vendita di un brano in Rete. Da qui la decisione di cercare altre strade, oltre a quelle già proposte per racimolare soldi: secondo il CEO di Universal Music Publishing Group le anteprime e la radio disponibili su iTunes sono entrambi servizi per cui le etichette dovrebbero essere remunerate.
Altra associazione scesa in campo è la 
National Music Publishers Association che, tramite il suo CEO David Israelite, ha posto l'accento sul fatto che mentre per uno show televisivo trasmesso via satellite o via cavo i produttori guadagnano una cosiddetta performance fee, se lo stesso show è scaricato da iTunes non si otterrebbe lo stesso compenso. "La legge - ha continuato Israelite - deve essere reimpostata in modo che qualunque sia il mezzo utilizzato per guardare uno spettacolo, i produttori ottengano un pagamento dei diritti detenuti".

La questione, dunque, verterebbe proprio su questo punto: negli States, quando un brano viene riprodotto nei luoghi pubblici o alla radio, si ottiene un compenso in cambio della trasmissione. I produttori vogliono estendere questa performance fee anche ai brani contenuti in programmi TV scaricati via iTunes, oltre che alle tracce musicali.
I produttori e gli editori statunitensi, però, devono vedersela con le associazioni che rappresentano e tutelano i servizi che offrono musica sul Web. Una di queste è 
Digital Media Association, guidata da Jonathan Potter. Secondo Potter gli editori ottengono già un compenso per i brani inseriti in uno show televisivo o in un film e, quando ci si procura lo stesso prodotto online, non avrebbero diritto ad alcun compenso per la trasmissione perché il download non si può considerare tale.La questione, dunque, verterebbe proprio su questo punto: negli States, quando un brano viene riprodotto nei luoghi pubblici o alla radio, si ottiene un compenso in cambio della trasmissione. I produttori vogliono estendere questa performance fee anche ai brani contenuti in programmi TV scaricati via iTunes, oltre che alle tracce musicali.

I produttori e gli editori statunitensi, però, devono vedersela con le associazioni che rappresentano e tutelano i servizi che offrono musica sul Web. Una di queste è Digital Media Association, guidata da Jonathan Potter. Secondo Potter gli editori ottengono già un compenso per i brani inseriti in uno show televisivo o in un film e, quando ci si procura lo stesso prodotto online, non avrebbero diritto ad alcun compenso per la trasmissione perché il download non si può considerare tale.